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VITADABLOG
equilibri sopra la follia
 
 
 
 
           
       

"ERA UN MONDO ADULTO
SI SBAGLIAVA DA PROFESSIONISTI"


VITA DA BLOG
Mi dicono che quello che scrivo sembra fatto apposta per essere pubblicato. Il che vorrebbe dire che la mia vita sembra essere più racconto che realtà. Devo ancora capire se questa è una cosa meravigliosa o un dramma. Intanto che ci penso, però, cedo alle pressioni schiaffando alcune cose su queste pagine. Magari qui dentro è la volta che trovano un loro senso...
Grazie in anticipo a chi mi verrà a fare visita e un inchino deferente a LEI, mia ispiratrice, indiscussa musa, l'unica persona a proposito della quale abbia veramente senso parlare di BLOG:
Selvaggia
!



STO LEGGENDO:

 


AL CINEMA HO VISTO:

"Her" di Spike Jonze (voto: 5)

"Sotto una buona stella" di Carlo Verdone (voto: 6)

"La mafia uccide solo d'estate" di Pierfrancesco Diliberto (voto: 7 1/2)

"Blue Jasmine" di Woody Allen (voto: 6 1/2)

"Stai lontana da me" di Alessio Maria Federici (voto: 5 1/2)

"Cose Nostre - Malavita" di Luc Besson (voto: 7 1/2)

"L'interpido" di Gianni Amelio (voto: 6)

"Cha cha cha" di Marco Risi (voto: 6 1/2)

"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino (voto: 5 1/2)

"Effetti collaterali" di Steven Soderbergh (voto: 7)

"Viaggio sola" di Maria Sole Tognazzi (voto: 5)

"La città ideale" di Luigi Lo Cascio (voto: 8)

"Il lato positivo" di David O. Russel (voto: 5)

"La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore (voto: 7 1/2)

"Una famiglia perfetta" di Paolo Genovese (voto: 6)

"Tutti i santi giorni" di Paolo Virzì (voto: 6 1/2)

"Bella addormentata" di Marco Bellocchio (voto: 6 1/2)

"Paura 3D" di Manetti Brothers (voto: 8)

"Marilyn" di Simon Curtis (voto: 7 1/2)

"The raven" di James McTeigue (voto: 6)

"Hunger games" di Gary Ross (voto: 7)

"Magnifica presenza" di Ferzan Ozpetek (voto: 7 1/2)

"Posti in piedi in Paradiso" di Carlo Verdone (voto: 5)

"Immaturi 2" di Paolo Genovese (voto 6 1/2)

"Come trovare nel modo giusto l'uomo sbagliato" di Salvatore Allocca (voto 6)

"Le donne del sesto piano" di Philippe Le Guay (voto 8)

"Il primo incarico" di Giorgia Cecere (voto: 7)

"Notizie degli scavi" di Emidio Greco (voto: 6 1/2)

"Habemus Papam" di Nanni Moretti (voto: 8)

"Nessuno mi può giudicare" di Massimiliano Bruno (voto: 7 1/2)

"La vita facile" di Lucio Pellegrini (voto: 7)

"Il cigno nero" di Darren Aronofsky (voto: 6 1/2)

"Il discorso del re" di Tom Hooper (voto: 7)

"Femmine contro maschi" di Fausto Brizzi (voto: 5 1/2)

"Immaturi" di Paolo Genovese (voto: 6 1/2)

"Noi credevamo" di Mario Martone (voto: 7 1/2)

"Last night" di Massy Tadjedin (voto: 5)

"Figli delle stelle" di Lucio Pellegrini (voto: 6 1/2)

"La nostra vita" di Daniele Luchetti (voto: 7 1/2)

"Basilicata coast to coast" di Rocco Papaleo (voto: 6 1/2)

"Iron man 2" di Jon Favreau (voto: 6)

"Cosa voglio di più" di Silvio Soldini (voto: 6)

"Agora" di Alejandro Amenàbar (voto: 6)

"Happy Family" di Gabriele Salvatores (voto: 5)

"Shutter island" di Martin Scorsese (voto: 9)

"Alice in wonderland" di Tim Burton (voto: 7)

"Baciami ancora" di Gabriele Muccino (voto: 7)

"Io, loro e Lara" di Carlo Verdone (voto: 6)

"Tra le nuvole" di Jason Reitman (voto: 8)

"La prima cosa bella" di Paolo Virzi' (voto: 8 1/2)

"Cado dalle nubi" di Gennaro Nunziante (voto: 6)

"This is it" di Kenny Ortega (voto: 6)

"Julie & Julia" di Nora Ephron (voto: 6)

"La doppia ora" di Giuseppe Capotondi (voto: 7 1/2)

"Baarìa" di Giuseppe Tornatore (voto: 7)

"L'era glaciale 3" di Carlos Saldanha (voto: 6)

"Cosmonauta" di Susanna Nicchiarelli (voto: 7)

"Il grande sogno" di Michele Placido (voto: 7)

"Segnali dal futuro" di Alex Proyas (voto: 5 1/2)

"Questione di cuore" di Francesca Archibugi (voto: 7)

"Diverso da chi?" di Umberto Carteni (voto: 7 1/2)

"La duchessa" di Saul Dibb (voto: 7)

"Changeling" di Clint Eastwood (voto: 7 1/2)

"Solo un padre" di Luca Lucini (voto: 6 1/2)


"Vicky Cristina Barcelona" di Woody Allen (voto: 7 1/2)


"Burn after reading" di Ethan & Joel Coen (voto: 6)


"Mamma mia" di Phyllida Lloyd (voto: 6 1/2)

"Il papa' di Giovanna" di Pupi Avati (voto: 7 1/2)

"Un giorno perfetto" di Ferzan Ozpetek (voto: 7 1/2)

"Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo" di Steven Spielberg (voto: 5 1/2)

"Gomorra" di Matteo Garrone (voto: 6 1/2)

"Riprendimi" di Anna Negri (voto: 6 1/2)

"Non pensarci" di Gianni Zanasi (voto: 6 1/2)

"Juno" di Jason Reitman (voto: 6 1/2)

"Tutta la vita davanti" di Paolo Virzi' (voto: 8)
 
"Grande, grosso e Verdone" di Carlo Verdone (voto: 5 1/2)

"Onora il padre e la madre" di Sidney Lumet (voto: 7)

"Nelle tue mani" di Peter Del Monte (voto: 7)

"Parlami d'amore" di Silvio Muccino (voto: 6)

"Caos calmo" di Antonello Grimaldi (voto: 7)

"Scusa ma ti chiamo amore" di Federico Moccia (voto: 4 1/2)

"Sogni e delitti" di Woody Allen (voto: 6 1/2)

"Signorinaeffe" di Wilma Labate (voto: 7)

"Cous cous" di Abdel Kechiche (voto: 6 1/2)

"Bianco e nero" di Cristina Comencini (voto: 6 1/2)

"Irina Palm" di Sam Garbarski (voto: 7)

"Paranoid Park" di Gus Van Sant (voto: 5)

"1408" di Mikael Hafström (voto: 6 1/2)

"La promessa dell'assassino" di David Cronenberg (voto: 7)

"Una moglie bellissima", di Leonardo Pieraccioni (voto: 6)

"Lezioni di cioccolato", di Claudio Cupellini (voto: 6 1/2)

"Come tu mi vuoi" di Volfango De Biasi (voto: 6)

"La giusta distanza" di Carlo Mazzacurati (voto: 7)

"Il dolce e l'amaro" di Andrea Porporati (voto: 8)

"Espiazione" di Joe Wright (voto: 7 1/2)

"Piano, solo" di Riccardo Milani (voto: 6 1/2)

"Le ragioni dell'aragosta" di Sabina Guzzanti (voto: 5 1/2)

"Il bacio che aspettavo" di Jon Kasdan (voto: 6 1/2)

"Disturbia" di D.J. Caruso (voto: 5 1/2)

"Ti va di pagare?" di Pierre Salvadori (voto: 6 1/2)

"I fantastici 4 e Silver Surfer" di Tim Story (voto: 5 1/2)

"Cardiofitness" di Fabio Tagliavia (voto: 5 1/2)

"Quattro minuti" di Chris Kraus (voto: 7 1/2)

"Voce del verbo amore" di Andrea Manni (voto: 5 1/2)

"Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck (voto: 7)

"Mio fratello e' figlio unico" di Daniele Luchetti (voto: 6 1/2)

"Perché te lo dice mamma" di Michael Lehmann (voto: 5)

"Mr. Bean's Holiday" di Steve Bendelack (voto: 6)

"Il 7 e l'8" di Giambattista Avellino, Ficarra & Picone (voto: 6 1/2)

"Ho voglia di te" di Luis Prieto (voto: 4 1/2)

"Diario di uno scandalo" di Richard Eyre (voto: 7)

"Scrivimi una canzone" di Marc Lawrence (voto: 6)

"Saturno contro" di Ferzan Ozpetek (voto: 7)

"La ricerca della felicita'" di Gabriele Muccino (voto: 6)

"La cena per farli conoscere" di Pupi Avati (voto: 6 1/2)

"L'aria salata" di Alessandro Angelini (voto: 7)

"Manuale d'amore 2" di Giovanni Veronesi (voto: 6)

"Commediasexi" di Alessandro D'Alatri (voto: 6 1/2)

"Marie Antoinette" di Sofia Coppola (voto: 7 1/2)

"Le rose del deserto" di Mario Monicelli (voto: 5)

"Quale amore" di Maurizio Sciarra (voto: 6 1/2)

"Little Miss Sunshine" di Johnatan Dayton e Valerie Faris (voto: 6 1/2)

"Babel" di Alejandro Gonzalez (voto: 6 1/2)

"A casa nostra"
di Francesca Comencini (voto: 7)

"Il diavolo veste Prada" di David Frankel (voto: 7)

"Playing the victim" di Kirill Serebrennikov (voto: 3)

"Scoop" di Woody Allen (voto: 7)

"Le seduttrici" di Mike Barker (voto: 8)

"Thank you for smoking" di Jason Reitman (voto: 6 1/2)

"Good night and good luck" di George Clooney (voto: 7)

"Poseidon" di Wolfgang Petersen (voto: 6)

"Omen" di John Moore (voto: 5)

"L'estate del mio primo bacio"
di Carlo Virzì (voto: 6)

"Il codice Da Vinci" di Ron Howard (voto: 7)

"Volver" di Pedro Almodovar (voto: 7 1/2)

"Una top model nel mio letto" di Francis Veber (voto: 6 1/2)

"Anche libero va bene" di Kim Rossi Stuart (voto: 7)

"Il regista di matrimoni" di Marco Bellocchio (voto: 6 1/2)

"False verità" di Atom Egoyan (voto: 6)

"Basic Instinct 2" di Michael Caton-Jones (voto: 4)

"Il caimano" di Nanni Moretti (voto: 7)

"Arrivederci amore, ciao" di Michele Soavi (voto: 7)

"Il mio miglior nemico" di Carlo Verdone (voto: 7)

"Notte prima degli esami" di Fausto Brizzi (voto: 7)

"Match Point" di Woody Allen (voto: 6 1/2)

"Ti amo in tutte le lingue del mondo" di Leonardo Pieraccioni (voto: 6)

"Broken flowers" di Jim Jarmush (voto: 6 1/2)

"La seconda notte di nozze" di Pupi Avati (voto: 7)

"La tigre e la neve" di Roberto Benigni (voto: 7)

"Romanzo Criminale" di Michele Placido (voto: 8)

"I giorni dell'abbandono" di Roberto Faenza (voto:5)

"Viva Zapatero!" di Sabina Guzzanti (voto: 7)

"I fantastici 4" di Tim Story (voto: 6)

"La bestia nel cuore" di Cristina Comencini (voto: 7 1/2)

"My summer of love" di Pawel Pawlikowski (voto: 5)

"Alta tensione" di Alexandre Aja (voto: 7)

"Quo vadis, Baby?" di Gabriele Salvatores (Voto: 7)

"Nessun messaggio in segreteria" di Luca Miniero e Paolo Genovese (Voto: 7)

"La febbre" di Alessandro D'Alatri (Voto: 7)

"Manuale d'amore" di Giovanni Veronesi (Voto: 6)

"Cuore sacro" di Ferzan Ozpetek (voto: 9)

"The forgetten" di Joseph Ruben (voto: 4)

"Ma quando arrivano le ragazze?" di Pupi Avati (voto: 6)

"Un bacio appassionato" di Ken Loach (voto: 7)

 
14 gennaio 2013

ADDII DI GENNAIO...

In questi giorni mi sto interrogando molto sul perché mi abbia colpito tanto la morte di Mariangela Melato. E così mi viene in mente che, silenziosamente come lei, un giorno di gennaio di 13 anni fa se n’è andato anche il mio Nonno. Avevano... lavorato insieme, loro due. Prima che io nascessi, ma anche quando ero piccolina. E nella dolcezza infinita che lei mise in quella carezza il giorno (indimenticato) in cui lui mi portò a Cinecittà a conoscerla, c’era l’affetto che sono certa provasse per lui. Credo si somigliassero un po’: due persone per bene, trasparenti, un po’ naif, colme di una grazia infinita, innamorate dell’Arte…

“Oggi siamo tutti un po’ più poveri” è la frase più detta e scritta in questi giorni. Ma io non mi sento di confutarla. Stanno sparendo, uno dopo l’altro, tutti i tasselli di un mondo e di una ricchezza che non esistono più. Quando il Nonno se n’è andato io non ero affatto troppo piccola. Ma forse troppo immatura sì… o quantomeno non consapevole dell’impoverimento a cui sarebbe andato precipitosamente incontro il nostro mondo, anche quello dello spettacolo. Ho avuto lui lì, “a disposizione” per tanti anni… e non ho approfittato abbastanza per imbevermi della sua esperienza ed estorcergli racconti che oggi per me sarebbero ORO (accidenti a me!). Se potessi averlo ancora qui, mi siederei accanto a lui e -invece di costringerlo a parlare di banalità quotidiane che poco avevano a che fare con lui come invece spesso facevo- gli chiederei com’era stato lavorare con De Sica… con Totò, con la Lollobrigida, con Sean Connery e la Cardinale. Com’era stato trovarsi davanti quel giardino e scoprirlo perfetto per diventare quello dei Finzi-Contini. E ancora, cosa si dicevano fra quattro mura lui, Tognazzi e Vianello (sicura che mi avrebbe risposto che non erano cose adatte alle orecchie di una signorina ;P)… Certo, lui non ti rendeva il compito facile: era un uomo schivo, silenziosissimo, immerso nelle sue nuvole… ed era come se tutto ciò che aveva fatto fosse per lui totalmente naturale; aveva semplicemente l’aria di chi -nella vita- non avrebbe potuto fare altro. Forse, standoci immerso, la Grandezza non la vedeva fino in fondo neanche lui. Credo che tutto ciò lo irradiasse anche intorno a sé mentre lavorava. Non molti anni prima che morisse -io ero già grande e lui non lavorava più da tempo- andammo a Cinecittà a vedere una mostra. Con il biglietto in mano, da visitatori. E io ho visto maestranze riconoscerlo da lontano e corrergli incontro con le lacrime agli occhi. Credo che sarà una delle cose che continuerà a rendermi più FIERA della mia famiglia, finché vivrò.

Pian piano ci stanno lasciando tutti, è vero… ma in questo caso ho -ed abbiamo- la fortuna di doverci separare solo dai loro corpi, non dalla loro anima. Quella rimane nei capolavori che ci hanno lasciato, e che sono per sempre (con la speranza che questo Paese se ne renda conto e sia in grado di tutelarli e valorizzarli).

Ciao Mariangela… e ciao Nonno (mi manchi)




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11 luglio 2010

...MA SI IMMAGINI, PER COSI' POCO!



Squilla il cellulare; rispondo.


Voce registrata: “Gentile cliente, in relazione alla sua recente chiamata al servizio clienti TIM, le chiediamo di esprimere la sua soddisfazione per il servizio ricevuto, esprimendo un giudizio tramite i tasti da 1 a 5. Per accettare il questionario premere 1, per rifiutare premere 2.”

 

- 1

 

- “frutch… frutch… (rumori di sottofondo) frutch frutch frutch…”


 

- “Per accettare il questionario premere 1, per rifiutare premere 2.”

 

- 1

 

- “frutch… frutch… (rumori di sottofondo) frutch frutch frutch…”


 

- “Per accettare il questionario premere 1, per rifiutare premere 2.”

 

- 1

 

- “frutch… frutch… (rumori di sottofondo) frutch frutch frutch…”



 

- “Per accettare il questionario premere 1, per rifiutare premere 2.”

 

- 1

 

- “frutch… frutch… (rumori di sottofondo) frutch frutch frutch…”

 


 

- “…Gentile cliente, la TIM la ringrazia per la collaborazione e le augura una buona giornata!!”





                                                                  




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10 gennaio 2010

LA FELICITA' E' DIETRO L'ANGOLO!


Stamattina, supermercato vicino casa.

 


“FIOR DI PELLE”, si chiamano.

 

E la confezione ammicca inequivocabile:  “Fior di pelle è la risposta ai tuoi desideri. Indossalo come una seconda pelle e vivi un’esperienza unica di comfort e sensibilità senza rinunciare alla resistenza. Grazie ai nuovi Fior di Pelle e all’innovativa tecnologia Flex Comfort, puoi finalmente sentire quello che tocchi”.





Ah, io li prendo, mica me ne vergogno.

 

D’altronde, perché risparmiare………….

 

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…………….

 

…………..

 

………….

 

………..

 

………

 

…..

 

 

SU DEI GUANTI DA CUCINA????????

 


…No, non so se rendo.

Senza saperlo mi sono portata a casa la risposta ai miei desideri (mi verrebbe da chiedere qual era la domanda) e sto per vivere un’esperienza unica.

Però, per 1 euro e 69 mica c’è da sputarci sopra, eh?!

 

Signori… o è meglio che io lasci perdere il marketing, oppure qui qualcuno ci prende sonoramente per i fondelli.

 

 

 

P.S. Io a scanso di equivoci me li vado a infilare…. sai mai trovo il punto G?!






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9 ottobre 2009

ASL ROMA A (o "DELLA COMPETENZA")

Premessa.
In quanto affetta da una patologia rara (OLTRE quella al cervello, intendo) ho diritto, per legge, all’erogazione gratuita di alcuni farmaci. Suddetto diritto mi porto’, anni addietro, a mesi di studi, incroci di carte, sbattimenti, file, spiegazioni, visite, presentazione di documenti. Al termine dei quali me ne uscii, stremata ma felice, brandendo la mia certificazione che mi garanti’, per un anno, tutte le mie creme e cremine. Fino al giorno della simpatica telefonata della farmacista della ASL: “mi dispiace, sono finiti i soldi. Arrivederci!”


Passati 4 anni, decido di riprovarci.
Parte della certificazione rimane valida, altra parte me la faccio redigere tramite ulteriori file al Policlinico, finche’ stamattina alle 9 mi reco al Presidio Farmaceutico della mia ASL. In mano solo UN foglio, quello finale, quello che serve a loro. Come dire: questo certificato ce l’ho perche’ le carte propedeutiche, quelle precedenti, sono a posto. Altrimenti non ce lo avrei. Ma capisco che il concetto sia ostico…

(Attesa di circa mezz’ora)

Io: “Buongiorno, dottoressa”

Dott.ssa: “Buongiorno… ah, eccone un’altra. Beh… meno male che siete pochi, con questo certificato.”

- “…Si’. Beh… volendo, meno male pure che siamo in pochi con una malattia grave”.

(le squilla il telefono dell’ufficio)

- “Ah Cristi’… sei tu…. no guarda, non te posso di’….. il primo paziente 20 MINUTI… mo’ ce ne sta un’altra…. aspe’… gia’ che ce stai… IPERCHERAT… EPIDERM…. che, sai qualcosa? Ah… vabbe’… mo’ vedo va’…”

Attacca, e comincia a fissare con aria vitrea il monitor del PC. I pesciolini, piu’ che nello screen saver, paiono galleggiare nei suoi occhi.

- “Ma lei ce l’ha l’esenzione….?”

- “Si’… ce l’ha in mano lei.”

- “No, non questa. L’altra…”

- “Quella per le analisi cliniche, le visite etc.? Si’ si’ ”

- “Noooo… non quella! Quell’altra…”

- “L’altra QUALE? Non ne esistono altre: una e’ quella che ha in mano lei, l’altra e’ quella che le ho detto.”

- “Ma no… quella… quella che si fa a Via Tripoli!!”

- “……………..”

- (con aria inquisitoria) “Lei ci e’ andata a Via Tripoli?????”

- “No…. a fare che cosa, esattamente?”

- “L’esenzione…”

- “Ma QUALE???”

- “Quella che si fa li’!”

[ad libitum, in loop, per un quarto d’ora]

Dopodiche’ sospira e si mette a cercare, sempre su PC, il modulo della preziosissima esenzione che fanno a Via Tripoli (che a questo punto -penso- deve avere piu’ o meno il valore della Stele di Rosetta), al fine di mostrarmi di cosa si tratta.
Scorre i fogli per 10 volte, in su e in giu’, in giu’ e in su. Comincio a credere che sia un nuovo tipo di solitario, e quando capisco che cosi’ non e’ le suggerisco (nella certezza che l’aprire bocca mi sarebbe costata la defenestrazione): “…forse se tenta col TROVA…?”.  “Eeehh… ci ho provato… ma non lo prende… eppure c’e’!!” (c’era, perche’ l’avevo visto anche io).

Volendo io evitare un licenziamento (il mio, non il suo; per quanto…) cerco disperatamente una via d’uscita e, appellandomi alla mia memoria, ad un certo punto esclamo trionfante: “Guardi… a Via Tripoli no… ma ora ricordo che le pratiche per la prima esenzione le feci a Piazza Gentile da Fabriano”.

- “AAAAH!!!! EEEEEECCOOOOOOO!!! Allora, lo vede????????? E dove ce le ha?”

- “A casa... non credevo servissero. Comunque gliele mando per fax.”

- “Va bene………… MA TANTO, SONO SICURA CHE NON SIA QUELLO CHE SERVE”.

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Mi chiudo la mascella a mano, e reprimendo l’istinto a urlarle che se non la fa finita a Via Tripoli ben presto ci sara’ la sua lapide, le dico: “mah guardi… io invece credo di si’, visto che anni fa quando la feci andava bene”.

- “A-HAAAA!!! Come sarebbe ANNI FA??????? Anni fa??? Allora e’ sicuramente scaduta!!!!!”

Io (liquefatta sulla sedia e ormai con un filo di voce): “No dottoressa…. sopra c’e’ scritto chiaro che non ha scadenza…. comunque senta, fa niente… mi arrendo… io gliela faxo… poi veda lei, faccia di me cio’ che vuole…….”

Saluto cordialmente, mi alzo, ma una domanda mi raggiunge alle spalle:

- “Scusi eh…. ma visto che anni fa le dissero che i soldi erano finiti, cosa le fa pensare che adesso siano tornati??? Che fa, ci riprova??”


         

  





- “Mah… come dire…. magari e’ un mio DIRITTO……..?? Lei che dice???”

La risposta e’ una risatina fra l’isterico e il complice, come a di’ “ma guarda tu ‘sta burlona… simpatica pero’!!!”

La sintonia, tuttavia, rischia di farsi eccessiva. L’ultima frase che sento e’ quindi un cordialissimo congedo:

- “Ah, comunque guardi che, ANCHE FOSSE, CHISSA’ QUANDO LE ARRIVANO i prodotti, eh!”





(P.S. …Io comunque, un giro a Via Tripoli cosi’, per precauzione, sto pensando di farmelo… magari ha anche un che di pittoresco)




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1 aprile 2009

AVVENTURIERI SI NASCE

La mia latitanza di mesi, poteva indurre (me per prima) a credere ad un ormai cronicizzato esaurimento della mia vena creativa. Sono invece lieta di comunicare che i fatti di questi ultimi giorni hanno smentito questa triste ipotesi. Semplicemente, non avevo piu’ VIAGGIATO.

Ora: vorrei che qualcuno mi dicesse cosa -sulla carta- puo’ essere piu’ innocuo (e volendo anche tristanzuolo) di un week-end a Brescia per un concerto della Mannoia. Forse una gita in pullman al MercatoneUno compresa di batteria di pentole…

Bene: SBAGLIATO.

Sbagliato nonostante io sia fornita di un parco-amici invidiabile, per cui il tutto si configurava semplicissimo: accompagnata all’aeroporto da uno, prelevata a Orio al Serio da un’altra, ospitata a dormire con tutti i comfort, e stessa procedura al ritorno. Un programma da gioventu’ bruciata, insomma.

....Avessi mai formulato questo pensiero.

VENERDI’ SERA. Con la mia notoria disinvoltura nel preparare il bagaglio, impiego 18 ore e un quarto a compilare il beauty-case. Il viaggio in aereo complica le cose: le mie creme (che chi mi conosce sa non essere un accessorio, ma un elemento indispensabile di cura non acquistabile nei normali negozi) vengono travasate a cucchiaini nei consueti elegantissimi contenitori per le feci (a proposito: si accettano suggerimenti su metodi piu’ dignitosi); e poi vai di profumi, profumini, tonici, saponcini, trucchi, pettini, spazzoline… insomma, fissata no, ma (in fondo) sono donna anche io. In cambio di un piatto di pasta, mi aggiudico la disponibilita’ del mio amico S. ad accompagnarmi a Ciampino. Uscendo, mi accorgo di non aver preso le pantofole (e ricordate bene: dico PANTOFOLE!). Rientro in casa, e quando raggiungo S. alla macchina lo trovo fermo, in piedi davanti alla stessa, con lo sguardo reattivo di una mucca che guarda passare i treni. Mi fa: “tu per carita’, stai calma…. ma la macchina non parte”.

Premessa: la sua macchina e’ una fiammante Cinquecento blu di una settimana di vita. Nonostante cio’, risulta completamente MORTA. Non risponde ad alcun comando, non si accende neanche il quadro. Diamo per scontato uno di quei nuovi, diabolici sistemi di sicurezza che a volte si inseriscono autonomamente; per cui, simulando una calma che sono ben lontana dal possedere, lascio S. leggersi tutto il libretto di manutenzione. Dopo 20 minuti, e dopo averle tentate tutte, compresa la combinazione “dito nel buco della chiave con contemporanea pressione del pedale col ginocchio e del clacson con il gomito mentre il naso fa partire il tergicristallo” capiamo che la battaglia e’ persa. Decidiamo di prendere la mia macchina, che avrei poi lasciato in eredita’ a lui. Andiamo per scaricare la valigia, ed un’espressione di orrore ci si dipinge sul volto.

Il bagagliaio NON SI APRE. E’ elettronico anche quello. La mia valigia e’ intrappolata in un monoblocco di metallo senza vita. Grazie a Dio, il potere della disperazione trasforma S. in una specie di anaconda che, sgusciando negli anfratti fra i sedili ed abbattendo con un colpo secco gli stessi, riesce a liberare il prezioso ostaggio. Ci piantiamo a 150km/h sul raccordo, e il volo e’ salvo.

Arrivata ad Orio, agguanto fiera il mio trolley… ma improvvisamente sento il sangue defluirmi fino agli alluci. Un sospetto raccapricciante. Apro la valigia, e il sospetto diventa lancinante realta’. NON HO PRESO IL BEAUTY-CASE. Non ho NULLA. Niente spazzolino, dentifricio… LE CREME. E soprattutto, e’ l’1 di notte. La prospettiva di trasformarmi in un bastone da pollaio mi arride.
Ci fermiamo in un Autogrill e –tramite accensione di un mutuo- dopo aver ravanato in tutta la collezione estate ’08 – ’09 di profilattici (!?) mi aggiudico 4 (inutili) prodotti di emergenza. In tutto cio’, la mia amica G., reduce da una giornata particolarmente dura, da’ segni di squilibrio. Con lo sguardo vacuo, perso nel vuoto, mi fa: “bene… oltre ai preservativi ti serve altro?”

(………………….)

“G., tesoro…. Io credevo di essere venuta a vedere la Mannoia… tu che programmi hai????”



SABATO.
Finito il concerto, usciamo felici dal palazzetto. Tale era l’entusiasmo che la nostra amica C. si era sobbarcata il viaggio da un’altra citta’, nonostante non ami guidare, non ami guidare da sola, non ami guidare da sola di notte. E in piu’, figuriamoci sotto una pioggia che Dio la manda. La salutiamo, ma neanche il tempo di tornare a casa riceviamo una telefonata disperata: le hanno FREGATO I TERGICRISTALLI. Ora: sorvolando sulla tipologia criminologica di uno che si acquatta nel parcheggio del Palabrescia durante il concerto della Mannoia per fregare tergicristalli… comunque, la situazione e’ disperata. Impossibile ricomprarli (e’ nuovamente l’1 di notte), palesemente C. non puo’ viaggiare (nonostante il giorno dopo debba essere al lavoro), ma non solo: la macchina va spostata da li’, perche’ giusto in quella zona si concentra il 99% della criminalita’ mondiale e si rischia di ritrovarla smontata a beneficio del commercio di organi di auto.
Raggiungiamo quindi l’appiedata in tangenziale e non so con quale afflato di impavidita’, alla guida mi ci siedo io. L’IMPOSSIBILITA’ TOTALE ED ASSOLUTA di guidare di notte senza tergicristalli non sono neanche in grado di descriverla. MAI avrei creduto.
Prego G. di precedermi a 0,5 all’ora con la sua macchina, con le doppie freccie inserite, e dribblando 7 marciapiedi e un paio di muretti arriviamo in un luogo ove abbandonare la mutilata autovettura. Ci portiamo C. a casa, io divido fraternamente con lei i prodotti da bagno che NON ho, e finalmente crolliamo svenute. Che ora e’ mi rifiuto di saperlo.

DOMENICA. Da casa di G. ad Orio al Serio ci vuole mezz’ora. Tanto ci ha messo lei a venirmi a prendere due giorni prima. Nonostante cio’, decidiamo di prenderci UN’ORA E MEZZA di anticipo. Tanto che ci auto-tacciamo di ansia senile. In autostrada tutto scorre tranquillo. Ad un certo punto G., con una punta di orgoglio nella voce e un leggiadro gesto della mano, mi indica un enorme complesso sulla destra: “Ecco a te l’Orio Center… il piu’ grande centro commerciale d’Europa!”. Neanche ha finito di parlare che la nostra marcia si interrompe contro un qualcosa che chiamare “coda” sarebbe scorretto. Una specie di MOSTRO MITOLOGICO composto da 480 milioni di miliardi di macchine. Una roba di cui a perdita d’occhio non si vede la fine. Mai piu’. Una cosa da film dell’orrore. Una cosa che, ovviamente, G. mi dice di non aver MAI visto. E che credo io mi sognero’ finche’ vivo. Io l’aeroporto lo vedo… e’ a 300 metri in linea d’aria… ma la coda sara’ di 5km, perche’ i due ingressi (dell’aeroporto e del Centro) coincidono. Naturalmente, che lo dico a fare, NESSUNO va all’aeroporto: io perdero’ l’aereo per colpa di un’orda di cavernicoli protozoi che ritengono che il modo migliore per trascorrere la loro domenica sia andare a spendere, rigorosamente schiacciati fra le chiappe di altre orde di cavernicoli protozoi pari a loro (senno’ non e’ divertente) soldi che NON hanno. Il mio cuore, in quel momento, e’ colmo di amorevoli pensieri per il prossimo tali che al confronto Adolf Hitler e’ Santa Bernadette.

G. riesce pure a tirare fuori, a suo rischio e pericolo, un alito di humour inglese: “Vai Mapi, fattela a piedi… la valigia te la spedisco io… tanto tutto cio’ che ti serve ce l’hai a casa!!!!”
Non e’ morta solo perche’ la amo.

Comunque, alla fine l’aereo l’ho preso; saltando e aggrappandomi -per la seconda volta in tre giorni- al carrello posteriore mentre era gia’ in decollo.

La Mannoia una volta m’ha chiesto perche’ non me ne sto a casa a guardarmi i documentari, che e’ meglio. Credo che dopo 20 anni potrebbe essere la prima volta che le do retta.



P.S. Le storie della Cinquecento di S. e dei tergicristalli di C. sono nel frattempo proseguite con dignita’ autonoma… per conoscerne le straordinarie evoluzioni chiedere ai diretti interessati.




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27 agosto 2008

LE BUONE INTENZIONI C'ERANO

                                                                  

Dopo tanto silenzio, torno a scrivere perché la Cronaca non aspetta; gli eventi hanno squarciato con la loro urgenza il velo della mia indifferenza, costringendomi a rifare i conti con queste pagine.

Ordunque. Chi avesse la fortuna di trovarsi fra le mani il numero di “Chi” oggi in edicola, si imbatterebbe nello straziante reportage di Elisabetta Gregoraci da Malindi (Kenya). Ritratta circondata da bambini e donne di colore, il volto contratto nella sua espressione più sofferente (a dire il vero simile in maniera inquietante a quella di chi fatica ad inserirsi una supposta), Eli ci racconta: “Avevo un bambino in braccio. Gli ho dato da mangiare un biscotto. Poi l’ho restituito alla mamma, ma lui non voleva staccarsi da me. Mi si è lacerato il cuore. Questo ha cambiato la visione che avevo della vita: io e Flavio dobbiamo aiutare questa gente”.

E fin qui...

Il problema, tuttavia, è di altra natura.
L’ABBIGLIAMENTO. Considerando la mise con cui la signora si è recata a prestare la sua opera (foto in alto, grossomodo) viene da pensare una cosa: che le abbiano detto che c’era da andare a fare la missionaria e che lei abbia frainteso.




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23 aprile 2008

DELLA MIA VITA PRIVATA NON PARLO

                                   

La celebrità è una brutta bestia. Essere un personaggio pubblico ha un ingombrante rovescio della medaglia. Una non fa a tempo a graziare il Tg2 di un frammento della propria filosofia di vita che immediatamente questo marcio, straniante sistema dei media tenta di fagocitarti masticando senza coscienza te, la tua vita privata, i tuoi affetti, il tuo ego più intimo, per perseguire la sua oscura logica di ascolti e profitto. Vergogna.

Oggi, ore 14:30

In questo pomeriggio incerto, zoppicante fra il grigio e il sole, io e la mia collega A., abbigliate come due muratori cassaintegrati e con un passo dalla leggiadria minacciata solo da quella dell’orso Baloo, procediamo a piedi verso l’ufficio, di ritorno dalla mensa.
Tutto ad un tratto, davanti a noi si para un agitato paparazzo il quale -con un obbiettivo della lunghezza di un Concorde- comincia a scattare foto all’impazzata. E fin qui…

Il problema grave, che forse dovremmo esporre a qualcuno di bravo, è che per qualche secondo né io né tantomeno A. abbiamo ritenuto opportuno voltarci per vedere se per caso (ma giusto per caso, eh!) il soggetto di codesti scatti a raffica non fossimo noi.
L’ipertrofia dell’ego dura per fortuna solo qualche istante dopo il quale, girando la testa, vediamo Piero Pelù che cammina 2cm. dietro di noi.

E qui l’insano gesto. Non si sa per quale motivo, anziché evaporare dignitosamente, io mi sento in dovere di commentare e gonfia di boria di esclamo (diretta a lui): “Ah, ora mi spiego. VABBE’ CHE SIAMO DUE GRAN GNOCCHE, PERÒ…!!!!”

Il fatto è che mi sto ancora chiedendo se la più psichicamente deviata sia effettivamente io. Dal momento che lui ha RISPOSTO. E la risposta è stata (da leggersi in toscano stretto) :

“Vu’ m’avehe fatto fa’ un figurone, ragazze!!!”*






*
rideva. credo che lo amerò a vita.




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1 aprile 2008

“TG2 COSTUME E MAPI”

Vi è un luogo all’interno del quale ogni mio raziocinio va perduto. Trattasi del negozio “Tutto a 99 centesimi”, appartenente ad una catena ormai presente in tutta Italia (cosa che mi fa confidare in una seppur minima comprensione da parte del lettore).
Se dovessi immaginare il Paradiso, lo immaginerei così. E questo fa sì che io dedichi a quella sorta di Eden almeno una visita settimanale durante la quale, novella Lucignola nel Paese dei Balocchi, mi aggiro con occhi febbrili fra gli scaffali arraffando ogni genere di ammennicolo del quale -si badi bene- una volta tornata a casa continuo ad essere fierissima (anziché pentirmi come ogni soggetto sano di mente usa fare). E così era accaduto anche due settimane fa. Tanto che sabato scorso ho deciso di replicare un acquisto che mi aveva provocato particolare soddisfazione.

Entro disinvolta in quella che ormai considero una seconda dimora, mi dirigo verso lo scaffale che ben conosco, ed essendo questo rasoterra, mi piego completamente su me stessa come un compasso, col naso che sfiora il pavimento e la Parte Nobile erta con fierezza nell’aria, ad altezza uomo. Un grande momento di fisicità.
Mentre frugo alla ricerca dell’Articolo, anche abbastanza stizzita in quanto non mi pare di vederlo, sento alle mie spalle (chiamiamole così) uno squillante “BUONASERA!!”. Sempre a testa in giù, mi infilo fra le mie stesse gambe per capire chi mi rivolgesse questo cortese saluto in un momento tanto opportuno, e -mentre il sangue mi pulsa violentemente nelle tempie- vedo una enorme telecamera del Tg2 puntata esattamente in direzione delle mie Profondità. Non ricordando di aver richiesto alla ASL una rettoscopia gratuita, tento di ricompormi all’istante; mi rialzo e -paonazza e con dei capelli che 
Morgan non è nessuno- sussurro soavemente:

- “Dica…?”

- “Possiamo farle una domanda?”

           (Signore del Cielo, fa’ che non mi chieda un’opinione sui possibili scenari del post-elezioni…)

- “Proviamo”

Mi puntano un faro in faccia, il giornalista dà un paio di indicazioni all’operatore ed esordisce con tono molto compreso:

- “Signora, ci dica: lei è entrata qui per acquistare che cosa?”

- “……………UNA PAPERA DI PLASTICA CHE CAMBIA COLORE CON L’ACQUA CALDA”.

- “………………………”

Man mano che le domande si susseguono, prendo coscienza del mio dramma: nelle intenzioni del giornalista, il servizio doveva probabilmente vertere sul drammatico problema del caro vita, dal momento che continuerà ad incalzare fino alla fine dell’intervista sull’acquisto (o meno) dei prodotti alimentari in questo genere di negozi, sul vertiginoso aumento dei prezzi anche nei supermercati, su quale tipo di articolo sia possibile aggiudicarsi oggigiorno con solo 1€ e così via.

Per tutto il pomeriggio non mi do pace. Il Paese è stretto nella morsa dell’inflazione, martoriato da un salario che non consente di arrivare al 15 del mese, vi sono sacche di miseria in cui quotidianamente la gente si arrabatta per sopravvivere senza finire in mano agli strozzini e io gli ho risposto “UNA PAPERA DI PLASTICA”.

Ad un certo punto però l’autodifesa ha la meglio, e mi viene in soccorso il know-how legato alla mia ormai decennale esperienza dei meccanismi televisivi. Mi dico che se il taglio editoriale del servizio è quello che credo (e lo è più che evidentemente), sono salva.
Un sorriso mi distende i lineamenti mentre immagino il montatore che -su indicazione del giornalista- con un “click” elimina senza pietà la Papera: deliziosa ma, ad essere sinceri, abbastanza inutile a dare un contributo al gravoso problema di un'Italia in ginocchio a causa del potere d’acquisto azzerato. In fondo, due cose che avessero un senso poi le ho messe in fila; ho perfino detto che la spesa la faccio al discount, quanto so’ ganza! Sì, decisamente; sono una vera bomba mediatica.
(E oltretutto, forse, domani arrivo al lavoro e trovo ancora la mia scrivania).

Ma Leopardi, con la sua teoria della felicità come istante di sollievo fra un dolore e un altro, è sempre in agguato.

Sera successiva, in macchina con la mia amica C.:
- “Sai, mia madre ti ha visto oggi a TG2 Costume e Società…”
-
“Ah sì…?”
- “Sì, ma non ha capito bene… dice che cercavi ‘na papera… qualcosa del genere......”




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5 marzo 2008

IL TERRORE CORRE SUL FILO

                                           

Che la TIM si sia venduta il mio numero telefonico non sarebbe neanche un problema.

La questione è A CHI.

Mi spiego: ho fondati motivi per sperare che gli sms pubblicitari siano spediti in giro a casaccio, e non mirati ad un target estrapolato con sofisticate tecniche di marketing.
Perché nel qual caso, lo scenario che mi si para davanti agli occhi è quello di una scheda, la mia, impilata fra mille altre, recante nome, numero di telefono e sotto le seguenti note:

cesso a pedali (semi-deforme);
nullatenente;
disposta a finire in mano agli usurai pur di uscire dalla sua meschina condizione di rifiuto sociale.

Il fatto è che un giorno sì e l’altro pure vengo raggiunta da inviti a richiedere un prestito (espressi, peraltro, anche tramite volantini infilati nel parabrezza del motorino). E oggi mi sono vista arrivare questo:

“QUEST’ESTATE VUOI ESSERE BELLA?
(…visto che il resto dell’anno se ti buttano sopra la morte fanno scopa?)


SCEGLI IL MEGLIO DELLA MEDICINA E CHIRURGIA ESTETICA.



CHIAMA ORA IL N. 800… … PER LA TUA VISITA GRATUITA”

(…pezzente!)



                                                                
------------------------------------------------------
AGGIORNAMENTO DEL 21 MARZO

Penso che abbiano aggiunto alla mia scheda un ulteriore elemento:
- Lavorativamente inetta, insoddisfatta e sottopagata. Nonché decrepita.

Perché il messaggio di oggi è questo:
"CREDITALIA CERCA OPERATORI, TURNI DI 4 ORE, OTTIMI GUADAGNI, LAVORO IN UFFICIO, NON RICHIESTA ESPERIENZA, NESSUN LIMITE D'ETÀ"




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8 febbraio 2008

SCUSA MA URGE RECENSIONE

                                              

Confortata dal fatto che il cassiere, al momento dell’acquisto di 6 biglietti per il film di Moccia, abbia signorilmente evitato di chiedermi dove fossero i miei cinque figli, finalmente ieri sera mi sono concessa il grande momento di Cinema che aspettavo da tempo.

Ora: al contrario di quanto si potrebbe malignare, il fatto che io desideri vedere morto il regista in quanto nel film due delle mie icone adolescenziali, che lasciai sedute sul Muretto, sono state messe a fare le MADRI (una addirittura della protagonista diciassettenne!!), non ha minimamente condizionato il mio giudizio sul film. I problemi di definizione dell’età da parte del cineasta in questione sono ben noti ai più, e dare retta ad uno che a 45 anni va in giro con le sembianze di un Playmobil gigante sarebbe un superfluo spreco di energia.

Ma veniamo alla trama del film. Lui, pubblicitario 37enne, appena mollato da una fidanzata stronza, incontra lei, 17 anni. Si innamorano, sfiorano la felicità, ma la differenza di età pone tanti problemi, quindi si separano, ma alla fine l’amore trionfa.  Fine.
Detto così, potrebbe anche sembrare un film qualsiasi. Ma io MAI vorrei che si pensasse ciò; passo quindi ad elencare una serie di preziosi dettagli che scongiurano il pericolo della mediocrità, facendo di “Scusa ma ti chiamo amore” non un film, bensì un Grande Film.

1) La protagonista, simpatica come un herpes genitale, è da catenate nelle gengive dal primo minuto all’ultimo. Appare ovvio che nelle intenzioni autorali ella debba apparire come ggiovane (in contrapposizione all’evidente grigiore di quel soggetto con un piede nella fossa che risponde al nome di Raoul Bova). Deve essere “fresca”, priva di quelle sovrastrutture in cui -ahinoi- la borghese società odierna ci imprigiona. Priva lo è senza dubbio, ma di un'altra cosa: l’EDUCAZIONE, anche solo a livelli di minimo sindacale. Con tanta freschezza e tanta simpatia, la dentuta silfide (peso: 36kg, di cui 30 di denti), nei primi cinque minuti di film nell’ordine a) sfascia a Bova la fiancata della macchina   b) lo ricopre di insulti   c) comincia -senza alcun plausibile motivo- ad impartirgli ordini col piglio del generale Kappler   d) gli fa prendere una serie di multe cui seguono simpaticissime e giovanissime pernacchie ai vigili. Lui, anziché prodursi in una serie di violenti calci in culo che la riproiettino entro 4 minuti dai suoi genitori (meglio se cadavere), cosa fa? SI INNAMORA. Con un sorrisino ebete e l’occhio nuovamente illuminato, la guarda e capisce che la Vita può tornare ad essere bella.

2) Nel frattempo, anche noi capiamo qualcosa; nella fattispecie, che al liceo classico Giulio Cesare di Roma il corpo insegnante è -almeno per quanto riguarda l’area di Lettere- abbastanza carente. La vocale “E” pare essere stata bandita con editto imperiale, ragion per cui l’intero parco alunni comunica in un curioso gergo di cui riportiamo qui alcuni esempi significativi: “aspAtta”, “vAngo”, “ai ragazzi bisogna chiedere solo sAsso, sAsso, sAsso!” (non vi intimorite pensando ad oscure collusioni con i black-bloc: credo si parli di più semplici rapporti intimi). Oltre a ciò, la protagonista è baciata dal dono di una voce flautata che, nei suoi momenti più drammatici e vibrati, ricorda piacevolmente un gesso grattato sulla lavagna.

3) Altro tratto distintivo del nostro scrittore/regista preferito è da sempre la scelta dei NOMI. Conditio sine qua non è che siano a) ridicoli - b) di due sillabe (se c’è anche qualche lettera straniera meglio). Solo quelli dei personaggi del Cuore, però. I grigi adulti hanno tutti nome e cognome. Poveracci.   Raoul Bova è quindi “ALEX”, la simpatica pazzerellona “NIKI”, le amiche zoccole “OLLY” e via dicendo. Una sola ha un nome normale. Si chiama DILETTA. E infatti, oltre ad essere presentata come una povera sfigata, ancora vergine alla decrepita età di 17 anni, gli sceneggiatori tentano anche di abbatterla a metà film, facendola asfaltare da un TIR che travolgerà in pieno lei e la sua mini-car. Seguono drammatici momenti, la ragazza è in coma. Ma l’happy-end è dietro l’angolo: Diletta si sveglierà e come logica conseguenza ci danno ad intendere che, per gratitudine alla vita, comincerà a copulare anche coi comodini (altrimenti, manco a dirlo, era meglio che moriva).

4) A questo proposito, c’è da notare come, durante tutto il periodo del coma, la stanza della ragazza sia costantemente invasa dalle 3 amiche che vi campeggiano tranquille, sciamando allegre come se fossero ad un happy-hour sulla spiaggia di Fregene. Non un medico, non un infermiere, non un nerboruto portantino. Vabbè che la Sanità italiana è quello che è, ma almeno qualcuno che spiegasse a Olly, Cicci, Fuffi e Picci che cantare Eros Ramazzotti all’intubata non era il modo migliore per svegliarla, in un film tanto aderente al reale sarebbe stato logico mettercelo.

5) Amici che lavorate in pubblicità! Fate le nottate in cerca di idee nuove? Passate giorni ed ore con le mani nei capelli, sperando nell’illuminazione creativa del secolo? Studiate la concorrenza, passate in rassegna campagne e campagne, leggete, guardate, confrontate? AVETE SBAGLIATO TUTTO!!! Sapete come si fa a vincere una gara da 14 milioni di euro per aggiudicarsi un cliente giapponese? Dovete accoppiarvi selvaggiamente per una settimana con una diciassettenne, accantonando completamente il problema. Dopodiché, a 5 minuti dalla scadenza, lei si presenterà in minigonna fuori dalla porta del vostro ufficio; sotto braccio avrà delle tavole di sua ideazione perfettamente affrescate che voi non guarderete neanche ma che -dopo averla afferrata per mano e trascinata su per le scale gridando “grazie, amore!”- presenterete affannato al vostro Capo. Conquistando naturalmente la multinazionale giapponese.

6) Non vorrei passare per arida o gretta, ma secondo me al termine del film il messaggio che si è voluto veicolare allo spettatore è fondamentalmente uno: in Grecia fanno un’ottima permanente. Partita per delle vacanze scaccia-pensieri liscia come uno spinacio, infatti, Niki tornerà miracolosamente con la testa di Afef (la voce già ce l’aveva). Una cascata di boccoli laccati che non la abbandoneranno mai più. Così come anche il suo Alex il quale nel frattempo, lasciata per motivi a noi oscuri la trista vita di Roma, una lussuosa casa in centro e financo il cliente giapponese faticosamente conquistato a colpi di reni, si è reinventato guardiano di un faro (?) e vive nutrendosi (solo quando gli va bene) dei doni della natura.

Ho finito.
Onde evitare però che qualcuno possa malignare sulla mia scarsa comprensione dell’Opera, vorrei dirvi che nei giorni scorsi ho seguito attentamente anche la fase promozionale del film, con tutte le varie interviste agli attori (era difficile fare altrimenti: ci sono stati momenti in cui ho temuto -e ho detto tutto- che Raoul Bova mi venisse a citofonare a casa). Se non vi fidate della mia sensibilità, quindi,vi affido alla viva voce dei due protagonisti. Attenzione: sono dichiarazioni forti, coraggiose, scomode; uno scossone per le coscienze. Ma penso che siate abbastanza adulti per farcela.

Raoul Bova (ALEX): “A volte una diciottenne può essere molto più matura di un adulto.”

Michela Quattrociocche (NIKI): “Mah… io pAnzo che l’amore non ha età!”




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3 gennaio 2008

CHIST' È 'O PAESE D' 'O SOLE

                                                                                       

Io capisco che in Italia vi sia -vivaddio- un'identità nazionale molto forte. E ne abbiamo ben donde.

Un po' meno scontato mi pare che un notiziario della radio di Stato debba aprire con le seguenti due notizie:

1) Nevica 
(ah però! a gennaio? bizzarro!)
2) La tazzina di caffè sale di prezzo.

....... 3) Avevo già agguantato la penna per segnarmi la ricetta della Pizza Margherita D.O.P. ma sono rimasta delusa.




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23 dicembre 2007

PERCHÉ IO SO' IO, E VOI...

Sto pensando che forse sarebbe stato il caso di glissare sugli ultimi 3 film che ho visto.

Mi spiacerebbe creare complessi culturali nel lettore.


(P.S. del 3 gennaio per il lettore tardivo: i film, va da sé, sono quelli prima di Cronenberg)




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12 novembre 2007

IL BEL CANTO ALL'ITALIANA

Ora: mi rendo conto che in quello che sto per dire sarà ravvisabile una triste somiglianza con mia Nonna. (Ma d’altronde, dal momento che comincio ad avvicinarmi a lei pure come età, forse non c’è poi granché di strano.)

Il discorso è più o meno quello per cui “ah, i cantanti di oggi, tutti malvestiti, sporchi, spettinati… e poi NON SI CAPISCE NULLA DI QUELLO CHE CANTANO!!”.
Ecco: tralasciamo il trinomio estetico (malvestiti/sporchi/spettinati) che grazie a Dio a volte è ancora in grado di avere su di me un certo ascendente (per la serie: il giorno che mi alluperò davanti a Michael Bublé abbattetemi).  A parte questo, dicevo, non pretendo -nell’esecuzione del brano- quella ridicola sillabazione stile “i-o  T-a-r-z-a-n,  t-u  J-a-n-e" alla Domenico Modugno anni '60. Per carità, i tempi sono cambiati e ce ne rendiamo conto.

Quello che non capisco è il motivo per cui, in questa fase storica, per cantare “figo”, sia necessario essere affetti da gastrite emorragica.

Al momento vi sono in circolazione tre pericolosissimi esponenti della categoria. Nella fattispecie, l’inquietante frontman de Le Vibrazioni, poi Francesco Renga ed infine coloro che attualmente detengono il Nobel della perniciosità: i quotatissimi (ed è questo che mi atterrisce) Negramaro.

...PERCHE’???




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19 ottobre 2007

MAPI E IL CORAGGIO

                                                                         

Un tempo c’erano le falene. Bei tempi, quelli della mia amica falena.

Tutti senz’altro si augurano, dopo una pesante giornata di lavoro, di tornare a casa e vivere un’avventura pari a quella che mi ha visto epica eroina l’altra sera.

Camera mia, comincio a svestirmi per farmi il bagno. Mentre sono chinata a levarmi i pantaloni, avverto sopra la mia testa il rombo di un biplano a motore. Alzo la testa, mentre il mio inconscio mi suggerisce di avere l’accortezza di rimanere piegata a 90 gradi (con buona pace della finestra spalancata sul palazzo di fronte), e vedo una cosa di quelle degne di essere tramandate a nipoti e pronipoti. Una specie di COLEOTTERO VOLANTE delle dimensioni di tacchino messo all’ingrasso per il giorno del Ringraziamento. Una roba che NULLA aveva a che vedere con il mondo di insetti fino a quel momento a me noto. Una cosa che frantumava ogni soglia di ogni umana paura.

Non raccontiamoci storie: i più avrebbero inchiavardato casa e contattato all’istante il notaio per un atto di vendita dell’immobile, con decorrenza immediata. Non so per quale bizzarro motivo, invece, io vengo presa da un sussulto di ingiustificato orgoglio e decido di ingaggiare una lotta senza quartiere contro l’Aggressore. Un campanellino d’allarme interiore suona avvertendomi che forse, ma forse, l’idea non è proprio delle migliori e che sì, non c’è problema, sono una donna valida ed indipendente anche così… ma niente da fare: la Guerriera che è in me lo mette (funestamente) a tacere.

Vado di là e opto per il sistema più logico: la bomboletta di insetticida. Peccato che l’unica che possieda contenga un intruglio per gli acari della polvere; ricevuta in eredità dal precedente proprietario, sia chiaro (non vedo per quale motivo IO dovrei andare a rompere le balle ad un minuscolo essere che ha trovato ospitalità nella mia polvere). E però peccato, appunto, che un acaro rappresenti lo 0,001% del volume globale di quel mostro che ha deciso di traslocare da me. Poco male, mi dico. Non sarà un acaro, ma se gli scarico tutta la bomboletta addosso, almeno un vago senso di nausea gli verrà.

SBAGLIATO.

Comincio a spruzzare all’impazzata, e al secondo soffio la mia stanza è già una letale camera a gas. Evidentemente, l’insetticida sbagliato ha sulle vittime l’effetto di ingegnare l’acume, perché da quel momento in poi Belfagor diventerà abilissimo nel trovare, in un lampadario senza alcun anfratto, il modo di nascondersi e sparire ALLA PERFEZIONE. A questo punto mi è più che chiaro che la chimica non basterà. Ci vuole un’arma meccanica.

Sparisco e torno con uno scopettone. La scena che si presenta ai tapini abitanti del palazzo di fronte è dunque quella di una disturbata mentale in mutande che, novella Giovanna D’Arco, brandisce in una mano uno scopettone (che agita istericamente nell’aria compiendo movimenti inconsulti) e nell’altra una bomboletta spray.

Comincio a sferrare colpi sul lampadario… e da qui in poi la situazione precipita. Ad ogni botta, il velociraptor piglia e si butta in picchiata selvaggia esattamente nella direzione della mia testa. Non verso la finestra, non verso le altre tre mura, no. DA ME.        Per due volte lo evito bene: alla terza me lo trovo a un centimetro dal naso e il dramma è compiuto: caccio un urlo, faccio un incontrollato salto all’indietro e mi frantumo un piede contro lo stipite della porta. Da quel momento in poi, alla bomboletta e allo scopettone si aggiungerà anche una funesta scia di sangue a segnare la mia traiettoria. Uno spruzzo, una botta e un fiotto di sangue; uno spruzzo, una botta e un fiotto di sangue. E’ passata ormai mezz’ora, e io comincio a pensare che una possibile soluzione dei conflitti in Darfur sia più a portata di mano di quella della lotta da me ingaggiata. Senza contare che la mia stanza ha ormai il rasserenante aspetto di una cella di Abu Ghraib.

Nel frattempo però, quell’Orrore è caduto. Miracolo. Poco importa se è caduto impestando di sé e di veleno il mio cuscino, il copripiumone, i vestiti, la tenda, i quadri e quant’altro. E’ caduto. Grondante, ma è a terra. Immobile. La coperta è gelata e l’estate è finita… e in stanza -nel tentativo di dissipare la coltre pesticida- fanno meno 20 gradi. Ma poco male.

Sfinita ed ansante vado a mettermi un cerotto sul piede prima di cadere in setticemia, con un solo consolante pensiero nella testa. “E’ finita… è finita…”

Un corno.
Torno di là e -roba che Glenn Close e la sua vasca da bagno sono niente- quello stava provando, E RIUSCENDO, a rialzarsi da terra. E’ stato un attimo, neanche il tempo di pensare, e Kill Bill non era più nessuno: un urlo sovrumano, e lo scopettone si è abbattuto sull’insetto come una mannaia.
Stecchito.

Chiudo riportando il primo, spontaneo, pensiero che ha seguito quest’epopea, evitando accuratamente di farmi domande in proposito.

“Oh, quanto vorrei avere un marito……… CHE MI TOLGA QUESTO CADAVERE DA QUI.”




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29 settembre 2007

AUTISMO E DINTORNI

                                                                                                             
C’è qualcosa che riesce a crearmi tanti problemi quanti me ne creano i viaggi. Pare impossibile, vero? Beh, sbagliato.

Fin da quando anni fa Fastweb, per un errore suo, dalla sera alla mattina lasciò la mia famiglia senza telefono né internet per 10 mesi (per la cronaca, finimmo in causa e fummo risarciti), le comunicazioni telefonico-virtuali rappresentano per me un nodo esistenziale abbastanza spinoso. Tanto è vero che quando poi andai a vivere da sola, i guai fecero le valigie e mi seguirono devoti (vedi qui).

Adesso, da due giorni ne ho un’altra. Capita in un periodo in cui teoricamente avrei il tempo di dedicarmi alla ricerca di una soluzione. Il problema è che al momento l’unico soggetto che mi pare in grado di fornirmene una è Franz Kafka.

In sostanza succede questo. Da due sere, allo scoccare della mezzanotte, la mia linea telefonica di casa muore. Forse senza saperlo ho comprato il telefono di Cenerentola, ma tant’è.
Specifico la dinamica: se mi chiamano, l’apparecchio squilla regolarmente, solo che io rispondo e dall’altra parte sento il black hole. Contemporaneamente, però, se parlo mi sentono.
Ugualmente, io posso alzare il telefono e comporre un numero, che verrà regolarmente eseguito… solo che io non sento né il segnale di linea prima, né chi mi risponde dopo.
Ultimo sintomo: in questa fase di autismo, quando ricevo una telefonata il display del cordless non mi mostra il numero chiamante, cosa che invece normalmente accade.

State pensando che è l’apparecchio ad avere dei problemi, vero? Sbagliato: la cosa succede contemporaneamente ad entrambi i telefoni, il cordless e il fisso.

La cosa più bella, però, è che passata ‘a nuttata, quando la mattina alle 9 ri-alzo il ricevitore, vengo accolta da un “tuuu-tuuu!!” giulivissimo, che sono certa nella lingua dei telefoni voglia dire “MA CHI, IO??”.
                                                                               


Adesso, la mia domanda puramente pratica è: A CHI DEVO CHIEDERE AIUTO??? Escludendo Padre Amorth, intendo.

- Mi vedete tentare di spiegare questa cosa ad Infostrada?? Già mi tuona nell’orecchio la risposta: “signora, ma se lei la linea ce l’ha vuol dire che non è un problema nostro!”.
In previsione di ciò, vorrei evitare di scheletrirmi attaccata a una cornetta aspettando di parlare con un operatore. Al quale ovviamente sarà anche inutile spiegare che se il cordless non visualizza il numero chiamante, un disservizio sulla linea probabilmente ci deve essere.

- O è roba per un tecnico dei telefoni?   (“TECNICO DEI TELEFONI”? Ma che figura è? Esiste??)

- …Forse ne sa il fruttivendolo?

- Aldo Giovanni e Giacomo?

- ...Superman??

…AIUTO.
 




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10 settembre 2007

IL MONDO IN GIALLO E BLU

Non sono particolarmente originale nel dedicare un post al variopinto mondo dell’IKEA, lo so. Ma se una vasta letteratura comica è già stata prodotta sul tema, un motivo ci sarà. Da parte mia, quindi, solo un paio di considerazioni spicciole.

1) L'ombelico del mondo. Vorrei capire se a voi è mai capitato di andarci e di non incontrare nessuno. A me NO. Ogni volta mi propongo lì in ciavatte e mi accorgo di aver commesso un errore clamoroso, e che probabilmente la mia vita social-lavorativa ne risentirà pesantemente. Oggi, ho incontrato nell’ordine: a) il solito amico col quale in mesi di tentativi di organizzazione non si riesce a vedersi e che poi trovo puntualmente nei luoghi più assurdi  b) una ex-collega di lavoro  c) un ex-fidanzatISSIMO di un’amica, mai più visto da allora, in evidente fase di arredamento casa. Con un’altra. Sì sì, lo so che è normale… ma a me queste cose impressionano sempre tanto....(*)  d) (D come Dimenticavo!! aggiunta di mezzanotte e 01 minuti). Stefano Pesce, attore bonazzo che mi è sfrecciato accanto, occhio spiritato e metro di carta in mano. Non mi ha notata, ma di certo è stata colpa delle ciavatte.

2) Un giorno mi metterò seriamente a studiare il demoniaco meccanismo di persuasione occulta per cui, una volta varcata la soglia d’ingresso, ci si rende conto che ciò di cui si aveva assoluto bisogno da anni era un’ ALCE A DONDOLO. (Soprattutto dal momento che te la forniscono già montata).

3) Altro interessante interrogativo è come mai, dopo averti costretto non troppo tempo fa ad una fornitura-base per il letto che aveva i cuscini dei 7 nani (impedendoti quindi l’acquisto successivo di qualsiasi completo non targato IKEA), adesso della dimensione di Mammolo non fanno più né i cuscini, né tantomeno le federe. E tu rimani come un pirla con le lenzuola comprate 48 anni fa, i cui decori somigliano ormai più agli sputi di una seppia malata che agli originari fiorellini.

4) Per la prima volta, oggi mi sono resa conto che esiste anche un varco per l’uscita “senza acquisti”. Ora, vi prego. Qualcuno mi trovi un esemplare umano, UNO, sul globo terracqueo, che esce dall’Ikea senza acquisti. Senza anche solo uno scopino per il water LOSSNEN, o una confezione di quelle irresistibili pile alkaline che in 10 costano come mezza comprata dal ferramenta. Forse un tale soggetto esiste, ma non si palesa perché ha -ragionevolmente- paura di ritrovarsi sugli scaffali di un laboratorio immerso in un barattolo di alcool.
Personalmente, a fronte dei 13.000 euro che rappresentano la spesa media dell’utente entrato con l’idea di comprare al volo una mensola TRYGGVE da 3 euro e 95, oggi ho speso 39 miseri euro. E per questo mi sento un’eroina romantica.

5) Infine, il Gioiello con cui l’IKEA si congeda da te. Quello che io considero non “un” cartello, ma "IL" cartello, in assoluto. Non ho mai capito se capolavoro di geniale comicità (se così fosse mi trasferisco in Svezia immediatamente) o di involontario umorismo. Fatto sta che, dopo anni di visite, stavolta s’è meritato lo scatto, e l’immortalità. Perché da lì si esce ridendo (nonostante i 13.000 euro), e non è cosa da poco.







(*) Rinunciateci: il nome non lo farò neanche sotto tortura.




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8 agosto 2007

MI FACCIO POLIZIOTTA A BANGKOK

"Il Messaggero", 08.08.2007




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16 luglio 2007

KAFKA... CHI ERA COSTUI? /2

Attenzione: all’occhio del lettore superficiale, gli eventi di questa seconda puntata potranno apparire meno drammatici.
Sono però convinta che chi legge, grazie ad una ormai antica affezione ai miei drammi on-the-road, saprà cogliere appieno l’azione subdola, insinuante e perciò devastante, con cui la propizia sorte ha permeato ogni singolo risvolto dell’esperienza qui riportata.
Si tenga oltretutto conto che tutto ciò (inclusa la puntata precedente) avveniva nell’arco di pochi minuti.

“E IL RITORNO?” dicevamo?

Con il nuovo avvento della Luce, usciti dalla galleria, convoco nuovamente l’amico Controllore. Gli mostro la stampata del viaggio di ritorno e ne ricevo un’ardua, ragionata, tormentata sentenza. “E’ uguale a quello dell’andata”. (Ma davvero??). Devo ammettere, però, che il ragazzo ci aveva quantomeno provato. Avevo stampato i biglietti su fogli riciclati e lui, in cerca di un appiglio per aiutarmi, continuava ad esaminare con meticolosa attenzione entrambe le facciate del foglio, incurante delle mie flebili indicazioni “no… guardi… quello non c’entra niente…” Nella fattispecie, la carta recava la ricevuta di: visita ginecologica e visita dermatologica. Evidentemente rassicurato dalla mia ottemperanza all’annuale pap-test, l’amico mi congeda alfine con un consiglio: “chiami il con-center e senta che je dicono”.

E chiamiamo ‘sto con-center….

Se da casa costa 50cent./min, dal cellulare non ho intenzione di scoprirlo. Decido quindi di giocarmi l'aiuto da casa di Gerriscottiana memoria. Il suddetto aiuto è costituito da L. in veste -stavolta- non tanto di angelo custode, quanto di vecchio compagno di affini sventure. Visto che questa volta se ne sta bellamente a casa a sghignazzare, è il caso che mi dia una mano. Gli chiedo di telefonare e di esporre l’inconveniente.

Mi richiama dopo poco:
- “Mi hanno detto che in effetti il tuo biglietto non risulta. Non ti hanno neanche scalato i punti dalla carta. Ma loro non ci possono fare niente.”

- “(sospiro………..) Ok, allora fai così: fammi un biglietto ex-novo su internet. Dev’essere per forza andata e ritorno, quindi l’andata è verso Roma dopodomani; il ritorno fai un giorno a casaccio, tanto non lo userò mai. Ma sì, fai un Roma-Bologna per… che so… il 19 agosto”. (Si prega di memorizzare quest’ultimo particolare, n.d.r)

L. si mette lì, comincia a smanettare, e tutto ciò che mi perviene all’orecchio dopo qualche minuto è -senza sospetto di errore- un'imprecazione.

- “Che è successo?”

- Mi dice “ritorno incongruente.”

- “Incongruente con COSA esattamente??” 
(Voglio dire, incongruente ci sono NATA, ma voler andare da Roma a Bologna il 19 agosto non mi pare possa far parte del novero delle mie bizzarrie…)      “(…. Sospiro…) Va bene, rifai da capo.”

Silenzio… ticche ticche ticche….

- “#@]#*?8§!!!”

- “Non ho ben capito l’ultima parola…”

- “Ti ha scalato i punti, non ne hai più. Non si può più fare.”

- “………………..       Ok, allora però vuol dire che almeno il biglietto di andata l’ha registrato….. ma ‘ndo sta?”

- “Non c’è. Non mi hanno dato alcun codice di prenotazione, né mandato alcuna mail.”

- “……………….......”

Differendo ormai Intercity ed Eurostar solo per i finestrini apribili, è stato lì che ho pensato di sfruttare questo divario catapultandomi fuori e ponendo fine alla mia triste esistenza… Invece ho resistito.

- “Senti, fammi il favore. Richiama il call-center, e FATTI DARE questo cavolo di codice”.

- “Ok, ti richiamo.”

Richiama.

- “Niente di fatto.”

Per un istante ho pensato che mi avrebbe detto che il Codice giaceva, racchiuso in un criptex, sotto il secolare pavimento della Cappella di Rosslyn. Avrei preferito un’evenienza simile, visto che la risposta che mi ha raggiunto è stata ancora più inquietante.

- “Non me l’hanno dato perché non sono donna.”

Ora, fra i tanti disservizi imputabili a Trenitalia, non mi risultava che per viaggiare da Roma a Bologna si richiedesse il cambio di sesso……. Ma ormai sono un’ameba, liquefatta sul sedile dello scomparto, e non mi stupisco più di nulla.

Precisa L.: Hanno detto che, nonostante io gli abbia dato nome utente e password, per la privacy non possono procedere” (e invece secondo loro posso procedere IO a piedi da Bologna a Roma??)

Mi preme riflettere, fra le righe, su come ci troviamo a vivere in un paese in cui, da un lato le agenzie di stampa sono in grado di diffondere su scala nazionale una conversazione telefonica privata nel giro di 4 millisecondi, e dall’altro i gestori telefonici mandano a te la TUA PROPRIA bolletta CENSURATA dei numeri DA TE chiamati (!!!!!!?). Ma sono troppo stanca per qualsiasi ulteriore considerazione, e mi ammutolisco.

Fortunatamente, la soluzione mi giunge dall’altro capo del telefono:

- “Ora faccio chiamare da mia madre.”

E siccome la Mamma è sempre la Mamma, il Codice fu alfine nostro.

L’ultima perla vale però la pena di essere menzionata.
Nell’ultimo barlume di coscienza domando:

- “Scusa… ma per caso ti hanno spiegato cosa voleva dire [ritorno incongruente]??”

- “Sì, ma siediti.”

- “Seduta.”

- “E’ successo perché   -il motivo di ciò non lo sa neanche la signorina-   SOLO nei giorni 3, 10 e 19 agosto NON E’ POSSIBILE RITIRARE BIGLIETTI PREMIO. E tu avevi scelto il 19 agosto.”

Sono rimasta molto stupita (e un po’ delusa) dal non sentir aggiungere “o meglio, li possono ritirare tutti salvo quelli che si chiamano Mapi, amano Fiorella Mannoia e girano su uno Sky nero.”



P.S.
  Corollario: fra le mani ho, stampato e regolare, un biglietto Roma-Bologna per il 20 agosto. Lo regalo a chicchessia (a patto, naturalmente, che cambi sesso).




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11 luglio 2007

KAFKA... CHI ERA COSTUI?

Già qualche tempo fa avevo omesso di raccontare il mio affaire con un biglietto del treno prenotato via internet e che avrei dovuto pagare entro le 24h successive; cosa che non mi fu mai possibile in quanto la schermata diceva “per confermare cliccare il pulsante qui sotto” e la buona stella che da sempre accompagna la viaggiatrice che è in me voleva che lì sotto non apparisse ALCUN pulsante. All’onesto costo di 50cent. al minuto riuscii a farmi dire dal call-center che c’era “un problema di visualizzazione del sito” (ma davvero?!) e di "non preoccuparmi", che il biglietto avrei potuto andare agevolmente a stamparmelo alla stazione. Ora: a prescindere dal trascurabile particolare che era un mercoledì mattina ed ero in ufficio, le mie sinapsi non riconoscono come compatibili le parole AGEVOLE e STAZIONE TERMINI. E oltretutto, se i biglietti li faccio via internet vuol dire che ho intenzione di avere in mano un pezzo di carta che mi consenta di salire su un treno, non che mi obblighi ad andare in gita alla stazione due volte invece di una.

Comunque.

Più che evidentemente il mio inconscio, preda del fuoco sacro dell’Avventura, si rifiuta di cogliere tali segnali, quindi lo scorso week-end mi appresto nientemeno che a PARTIRE! Il biglietto del treno, stavolta, posso averlo gratis: ho accumulato sufficienti punti della Carta Viaggio e mi spetta un’andata/ritorno a scelta. Rigorosamente in Intercity, ci mancherebbe (i carri bestiame non sono al momento disponibili). Io per tigna VOGLIO quel viaggio premio, quindi sprezzante del pericolo mi prenoto via internet una bella andata/ritorno su Bologna*.

[*La destinazione prescelta, avrebbe peraltro già dovuto/potuto mettermi in allarme... Con la suddetta stazione intrattengo infatti una -ormai annosa- tormentata relazione, di cui è possibile trovare notizia qui ]

Raggiunto il convoglio, arrivo al mio posto insieme a un signore (si intenda per signore un individuo adulto di sesso maschile, nulla più). “Che posto ha lei?” mi grugnisce. “84”. “Anche io”. E SI SIEDE.

In attesa del controllore cui esporre il lieve problema sistemo con fatica me stessa, le mie borse e crollo, sudata come un muflone, sul seggiolino del corridoio. Evidentemente soddisfatto delle mie manovre, il troglodita del posto 84 mi guarda e mi rassicura: “comunque io scendo ad Orte, eh!” (30 minuti di viaggio, n.d.r.). Inebetita da cotanta cavalleria annuisco muta e mi rassegno ad aspettare Orte.

A tutto ciò, si aggiungeva un divertente interludio. D’improvviso, e senza alcun motivo apparente, appena giunta alla stazione vado per accendere il cellulare e questo mi rifiuta il PIN. Lo stesso PIN che ho da 10 anni. Lo inserisco una volta, due… sapendo bene che alla terza si blocca tutto e per riavere la SIM devi ricorrere in Cassazione. Un rivolo di sudore gelato mi lambisce il viso e mentre mi rendo conto che a casa mia sono partiti TUTTI e che quindi nessuno potrà aiutarmi rovistando nelle mie carte, decido di accantonare il problema telefono in attesa di un’illuminazione.

Il mio posto inesistente e il cellulare che non mi riconosce mi danno una vaga inquietudine… mi salta sinistramente alla mente il Bruce Willis de “Il Sesto Senso” e confesso di aver rivolto la parola a qualche astante con una scusa, giusto per verificare se percepisse la mia presenza.

Mentre sono in tali pensieri affaccendata, raggiungiamo la stazione di Orte. Il gentleman del posto 84 scende, io raduno le mie cose, mi sistemo come una regina, sprofondo nella poltrona e addento finalmente il mio panino pollo, maionese e radicchio. Ed è così, col sorcio in bocca, che vedo affacciarsi allo scompartimento una signora che fissa il mio posto con aria sinistra. Sposto il bolo nella guancia destra stile criceto e tento di articolare con disinvoltura: “CIGNORA.... GNHE POFTO HA?”   “84”.

…………………..

…………….

………….


Decido che è ora di una resa dei conti col Controllore. Il quale arriva, verifica la stampata del sito Trenitalia che gli consegno e nonostante ciò mi comunica, gentilissimo, che la mia prenotazione NON ESISTE. Non figura da nessuna parte, né sul suo palmare né nulla. In questa situazione mi pare ovvio che la signora abbia diritto al posto più di me, e comincio a sbaraccare la postazione tanto faticosamente conquistata per tornarmene al seggiolino. Il panino intanto, mi si è fermato qual calcestruzzo esattamente a metà del tubo digerente.

A quel punto, però, il Controllore deve essersi mosso a compassione. Mi fa: “volendo, ci sarebbe la carrozza 8...…”. Don Vito Corleone che impartisce istruzioni avrebbe avuto un’aria meno carbonara di lui, ma nonostante la mia perplessità capisco -per spirito di sopravvivenza- che è il caso di assumere un’aria complice. “E mi dica, mi dica….” gli sussurro suadente all’orecchio , “com’è questa carrozza otto…?”

“Fuori servizio…”

………..

……..

Non so come, ricaccio in gola un “ma mi pigghi pu culu???” e lo trasformo miracolosamente in un mellifluo “…E sarebbe a dire?.... Aria condizionata non funzionante?”

- “No no, l’aria funziona… sono le porte che non funzionano.”

- “Ah, capisco. Dunque rischio di fare la fine del sorcio?”

- “No… basta che a Bologna scenda dall’altra carrozza!

(forse ce la possiamo fare…)

- “Fantastico! Allora….. che ne dice se ci avviamo in questa bella carrozza 8?? EH??”.

Aveva solo bisogno di essere spronato, il ragazzo.
Arrivati alla carrozza otto, estrae dal borsello un arnese e mi slucchetta la porta con la stessa disinvoltura con cui avrebbe forzato una gioielleria tramite piede di porco. “Venga, si sbrighi!”: guarda circospetto a destra e a sinistra, e infine mi scaraventa in uno scompartimento buio e ghiacciato. In tutta fretta tira le due tende e prima di barricarmi dentro mi raccomanda: “e non si faccia vedere da nessuno!!!!!”. L’ultimo contatto umano che ho è con un suo DITO che vedo spuntare da uno spiraglio della porta e della tenda, tramite il quale impartisce le consegne al suo collega. Questa l’ho messa qui dentro…”
Ma è un attimo fugace, e mi ritrovo di nuovo zincata nel loculo.

Alla prima galleria mi rendo conto con raccapriccio che la luce non funziona. A tentoni cerco il cellulare (ah, dimenticavo! Nel frattempo mi era tornato improvvisamente in mente il PIN corretto; era una falla -sulla quale sarà il caso di indagare- dei miei neuroni, non colpa di Bruce Willis); lo attivo come unica fonte di conforto stile piccola fiammiferaia e improvvisamente un pensiero mi raggela il sangue facendo di me l’esatta copia del manifesto di “The Blair Witch Project”:

………..E IL RITORNO??!!



…Continua
(intanto, che io possa essere di una qualche utilità sociale: chi vuole giochi pure l’84 e l’8 sulla ruota di Roma)




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8 giugno 2007

NON FA UNA GRINZA!

Roma, bar qualsiasi, entro per comprare un litro di latte.

Pago, ricevo il resto e vedo che il ragazzo, dall’accento che tradisce un’origine non proprio romana, mi ha dato 5cent. di meno rispetto alla volta precedente. Lui si accorge che ho notato ed interloquisce:

- “Lo sai ghe il latte è aumendado?”

- “Ah sì? Quando?

- “Gingue gendesimi!”




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17 maggio 2007

GRAZIE MARIA!!!

Leggere i Blog altrui (post del 4.05.07) fornisce senza dubbio degli spunti interessanti.

Stamattina mi sono svegliata -chissà per quale motivo- piena di energia. Avete presente quei momenti di ego ipertrofico (che per quanto mi riguarda durano dai 5 ai 6 secondi) in cui pensate che senza dubbio quel giorno riuscirete da soli a risanare la devastata condizione del mondo?   Ecco.

Arrivata al lavoro, pronta a parcheggiare il motorino (di muso, ovviamente. Vedi post dell'11.02.07) trovo due macchine, belle lunghe, che occupano TUTTI i parcheggi deputati alle due ruote. Un altro giorno me ne sarei fregata, oggi no. Con flemma inglese, la Giovanna D’Arco che è in me ha indi tirato fuori dallo zainetto l’ormai vetusta agendina del 2006 e con tutta calma ha compilato due fogliettini con scritto sopra “HAI PARCHEGGIATO DA STRONZO”. Li ha strappati e li ha infilati nei rispettivi tergicristalli. Quando i signori torneranno, a prima vista temeranno una multa; non sanno, invece, che sarà qualcosa che li mutilerà nell’ego tanto profondamente quanto una multa mutila il portafoglio.

E si noti bene: in quanto Paladina dei Valori non ho scritto “sei uno stronzo”, caso nel quale caso sarei passata dalla parte del torto formulando un insulto (per quanto calzante) all'indirizzo dell'intima essenza dell'individuo in questione. Ho velatamente contestato un poco civico comportamento, e sfido chiunque a confutare la mia tesi.

Ah dimenticavo… adesso sto anche chiamando i vigili... 

Il cambiamento del mondo comincia da Viale Mazzini!!!




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7 maggio 2007

MEGLIO LA MORTE??

Foggia, 6 maggio 2007

FOLLIA AL SUPERMARKET
Prende in ostaggio donna poi si arrende.
Un 32enne in stato confusionale ha tenuto in ostaggio per due ore una ragazza. Poi si è arreso dopo una telefonata di Alessandra Mussolini.




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3 maggio 2007

SENZ'ALTRO.

Mettiamo per un attimo da parte i grandi temi e le catastrofi dell’umanità.

Vi capita mai di vedere/sentire/leggere qualcosa che vi provoca una serie di reazioni che vanno dal soliloquio vaneggiante, all’urlo strozzato, alla balbuzie muta e confusa con sguardo vitreo, fino all’insopprimibile impulso di calzarvi uno scolapasta in testa ed incitare le truppe alla conquista del Sacro Romano Impero?

A me sì.
Fino ad ora il primato lo deteneva il sentire Valeria Marini asserire di essere molto amata anche dalle donne perché non la vedono come una rivale ma come un’amica.
(E qui è doverosa la citazione di un sms inviatomi in proposito da una -senza offesa eh!- amica… “Ma certo! Chi di noi non ha un’amica che a 40 anni va in giro in baby-doll truccata come Barbie Gran Veglione?” )
In alcune occasioni il termine "amica" viene sostituito dal termine "complice". E a me viene immediatamente voglia di ricordare alla signora che anche per favoreggiamento ci si può beccare qualche bell'annetto.

Adesso, comunque, ho trovato qualcosa degno di insidiare quel primato. Ossia tutte quelle signorine appartenenti all’intelligence televisiva (parecchie a dire il vero, quindi sospetto di essere davanti ad un must del momento!) che dicono di sé “SONO UN MASCHIACCIO”.  Corredando poi la loro convincente tesi con fotografie come questa
(il tutto documentato al link http://www.tgcom.mediaset.it/gossip/articoli/articolo360146.shtml):

Ma ora, miei prodi, mettiamoci in marcia. Il giorno della Vittoria ci arride e le falangi nemiche ci temono.


Napoleone Bonaparte




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12 marzo 2007

GENI

Oggi, galleria Alberto Sordi, Roma, ore 18:30.
Daniele Silvestri incontra il pubblico.

Prende la parola una ragazza:  "Senti, volevo chiederti...... l'evoluzione dell'uomo?! Insomma, cioè tu...... ecco, L'ETA'! E poi...... come vivi la fissità di quando parli?"

D.S.:   ".............................forse era meglio che andavi all'incontro con Cristicchi".





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11 febbraio 2007

I DO IT MY WAY

Nonostante gli amanti della filosofia da beauty-center ci ripetano da sempre che “la vita è fatta di piccole cose”, non mi nasconderò dietro questa importante asserzione e confesserò preventivamente che questo è un post inutile, e di interesse assolutamente NON generale.

Detto questo, il succo è che l’accorgermi di compiere dei gesti quotidiani in maniera completamente differente dal resto del mondo mi provoca qualche interrogativo.

Ad esempio, da sempre ho visto la gente indossare il maglione infilando prima le due braccia contemporaneamente, e poi la testa. Io, che invece comincio da quest’ultima, trovo la suddetta una manovra del tutto impossibile a meno di non essere un contorsionista, e quando le volte che ho voluto provare mi sono ritrovata con il naso incastrato nel gomito del golf, a rischio soffocamento e con un principio di strappo ai muscoli cervicali, ho deciso che in fondo andava bene anche il mio metodo.

Adesso ce n’è un’altra. E mi ci scervello, letteralmente. Tutte le sante mattine. Allorquando, arrivata al lavoro, parcheggio il mio motorino. Da ormai vent'anni io uso fermarlo sotto il marciapiede, perpendicolare ad esso, con la ruota davanti che lo tocca. Mi sembra logico: raggiungo la destinazione, freno, mi posiziono così come arrivo e stop. No? 
Ebbene, evidentemente NO. Perché sono, costantemente ed ormai sempre di più, circondata da una selva di motorini che offrono al marciapiede la ruota posteriore. Ora: nella mia testa ciò richiede un notevole dispendio di tempo ed energie. Perché bisogna arrivare, individuare il proprio spazio, superarlo di circa un metro, poi procedere come un pirla dondolante a marcia indietro spingendosi con le gambe, e contemporaneamente girare il manubrio stando attenti a centrare il posto con la ruota posteriore. In sostanza, la stessa manovra che si fa per parcheggiare una macchina. Per carità, per farlo si fa. Ma la mia domanda è: PERCHE'?

Cioè: perché fare in 5 mosse quello che si può fare in UNA? E soprattutto: va bene le peculiarità personali, poi si sa che di gente strana ce n'è...... ma come mai io sono sempre L'UNICA messa a rovescio in una fila di dritti (o viceversa? si apra il dibattito...)?

Una volta ho interrogato mia madre, altra vecchia volpe motorizzata, con lo stesso occhio fiducioso e stuporoso di quando, a 7 anni, le chiesi come nascessero i bambini. Lei, da brava genitrice consapevole di dover essere punto di riferimento e giammai fonte di dubbi, mi ha risposto spedita: "è perché in quel modo si è pronti alla fuga".
Ora: va bene che magari il mio ufficio non è il luogo più ameno del mondo, ma comunque finora non mi pare di essere stata mai inseguita da Jack Nicholson con in mano una lama di 40cm...  E soprattutto, quando l'ho vista parcheggiare esattamente come me, ho avuto un brusco ritorno alla realtà: mia madre mi ha mentito. Non lo sa neanche lei. Ed è stato peggio che scoprire che Babbo Natale non esisteva.

Così l'altro giorno ho pensato che forse l'unica cosa era FARLO. Sicuramente provandoci avrei capito. E mi si sarebbero spalancate le porte del meraviglioso mondo del parcheggio di culo, tanto che non avrei mai più potuto farne a meno.
E questo è stato il risultato: sono arrivata, ho individuato il posto, l'ho superato. Nel girare il collo per intraprendere la marcia indietro, complice la temperatura non proprio primaverile a momenti rimango incriccata così stile L'Esorcista. Inizio la retromarcia come un enorme gambero, beccandomi gli anatemi delle macchine che procedevano spedite e non molto bendisposte all'intralcio della strada. Questa situazione peggiora quando, per curvare all'indietro, mi metto per traverso occupendo mezza carreggiata. Al terzo tentativo finalmente centro il parcheggio con la ruota posteriore. Sentendomi un'eroina scendo, faccio il giro del motorino ed apro il bauletto per prendere la catena. Il coperchio, sottoposto ad un'insolita forza di gravità (generalmente il motorino è inclinato in discesa, così invece è in salita), mi si chiude con tutta la forza sulla mano, danneggiandomi permanentemente tre falangi. Mi abbasso per mettere (con la mano superstite) la catena alla ruota, che per i motivi di inclinazione appena esposti è di circa 30 cm più in basso del solito e mi costringe quindi ad un esercizio di stretching assolutamente fuori luogo.

Ce l'ho fatta. Ho il collo slogato, una mano deturpata, la schiena a pezzi e ho fatto tardi in ufficio.... ma quando arriva Jack Nicholson sto a cavallo!!!


Vi prego. Amici motorizzati, lo so che ci siete. Aiutatemi a capire...
________________________________________________________

Integrazione del giorno 12 febbraio 2007.
ROMA, ORE 09:15
Indovinate qual e' il mio motorino.




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6 febbraio 2007

L'ANIMA DEL COMMERCIO

Mi rendo conto adesso che la mia mente aveva rimosso un simpatico episodio, accaduto sotto Natale.

Cercando delle scarpe, un giorno la mia attenzione viene attirata da un negozio con 8 vetrine, tutte immense. Individuo, fra duemila, un paio che fa al mio caso, nere, semplici, con i lacci, ed entro.
Gia’ a quel punto qualcosa avrebbe dovuto mettermi sul chi va la'. Il negozio era vuoto (sotto Natale?!?) e c’erano 5 commesse immobili, schierate in fila come calciatori davanti ad un calcio di punizione.
Mi corrono incontro a stormo, e la piu’ veloce mi fa: “desidera?”. Le mostro le scarpe che volevo e mi accomodo sul divanetto. La vedo tornare con 2 scatole. Ora: non ho grande esperienza di shopping, ma per quel poco che so quando tornano con due scatole vuol dire che quello che hai chiesto NON C’E’. Infatti mi porta il mio modello in un numero notevolmente piu’ grande, piu’ un altro tipo. Mi provo le prime, e pareva che avessi ai piedi un paio di sci. Passo alle seconde, e mi facevano veramente schifo (al posto dei lacci avevano un orrido velcro).
Faccio per alzarmi e salutare educatamente ma lei ci prova: “ma in quelle grandi puoi mettere una soletta!!” (detto inter nos un materasso Eminflex ci voleva, non una soletta); poi insiste: “e le altre??. “No guarda, grazie… non sono quello che cercavo”. Risposta: “ma sono IDENTICHE alle altre!” (……….....)
Decido di abbandonare una battaglia persa in partenza e tento un secondo congedo educato.

La poveretta, due occhi enormi di paura, continua: “aspetta, aspetta……. mando la collega a vedere se per caso in magazzino le trova lei!” Decido di assecondarla, chiedendomi se per caso in quel magazzino si verificassero strani fenomeni di autoproduzione della materia, ma intanto cerco discretamente di avvicinarmi alla via di fuga. La tipa torna, portandomi un paio di stivaletti.

(?)

Le dico di no, ringraziandola per l’impegno, e faccio per uscire (cominciando a chiedermi se vi fossero gli estremi per una denuncia per sequestro di persona). Il destino nefasto, pero’, vuole che quest’ultima scena si svolga davanti alla titolare che era alla cassa: un personaggio alto e segaligno, che in confronto Crudelia De Mon era una gioviale compagnona.


“Beh, cosa cerca la signora?”
fa alla commessa. Decido di togliere io la poveretta dall’imbarazzo, e rispondo “no guardi grazie… volevo delle scarpe nere semplici, ma ho studiato a lungo la vetrina e quello di cui ho bisogno non c'e'”.

Giuro, vorrei i testimoni: due dardi di fuoco le partono dagli occhi e mi ruggisce: “LO ESCLUDO. La vetrina NON PUO’ DI CERTO averla vista bene, quindi adesso le faccio portare io qualcosa”.

- ............................

A questo punto, il terrore si era impadronito di me e mi teneva li' impietrita. Anche perche’ non avrei mai voluto pensarmi responsabile di una fustigazione a sangue della commessa nel famoso magazzino dei miracoli.

La vittima, ascoltate delle istruzioni che preda del raccapriccio non ho compreso, parte in quarta e torna con una scatola che appoggia sulla cassa. La apre e dentro c’era un paio di scarpe MARRONI CON DELLE APPLICAZIONI BIANCHE.

 

???????????!!!!!!!!!!!!?????????

 

- “Signora grazie… ma come le ho detto le cercavo nere…”

Mephista mi aggredisce con una risata sardonica, e con un tono di sprezzo che non sapro’ mai riprodurre in vita mia campassi cent’anni mi fa: “beh scusi, ma che discorsi sono….. UN PO’ DI LUCIDO DA SCARPE NERO E QUESTE  SONO  NERE!!!”

...................................................
............................................
.......................................
...................................
 

- “Grazie… e’ che in realta’ cercavo qualcosa di diverso…..”

- “AH MBE', ALLORA DICA LA VERITA’ DICA, NON CHE VUOLE LE SCARPE NERE!!!”

- “Ecco… si’…. in effetti......... provero’ a ripassare (in compagnia di Padre Amorth, penso dentro di me)...... magari le scarpe ritornano eh?!”


A questo punto, l’apoteosi. Mentre guadagno -ormai strisciando- l’uscita, Belzebu’ mi urla dietro: “CERTO, COME NO….… ‘LI SANDALI RITORNANO!!!!!”

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Quando si dice il senso degli affari, eh?


P.S.  Dietro lauto compenso fornisco nome ed indirizzo del negozio onde evitare un incrocio, anche casuale.




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24 gennaio 2007

(UNO DEI) PERCHE' SANREMO E' SANREMO!

Ora: non è che uno debba fare lo spiritoso per contratto… ma quando escono i cantanti del Festival di Sanremo sembra che alcune associazioni fra artista (..?) e titolo del brano siano sinistramente studiate allo scopo da qualche genio del male.

ALBANO Nel perdono(Dunque… vediamo…. di cosa potrebbe parlare questa canzone…? Aspetta aspetta, se mi sforzo ce la posso fare……. umpf…. no no, inutile, non mi viene proprio…)

LEDA BATTISTI Senza me ti pentirai – (…Ma anche no, eh!)

GIANNI E MARCELLA BELLA Forever (Per sempre)(…Ce ne siamo accorti.    Grazie al sottotitolo, naturalmente.)

FABIO CONCATO
Oltre il giardino
(Ecco bravo… cosi’…. ancora un passetto…. ancora uno… un piedino al di la’ del guard-rail e poi ci sei!!)

JOHNNY DORELLI
Meglio cosi’(No..…. era meglio a casa tua!)

FRANCESCO CON ROBY FACCHINETTI Vivere normale(Ecco… adesso… anche ad essere di manica larga “normale” mi sembra un concetto un po’ azzardato...)

AMALIA GRÈ Amami per sempre(…Ma anche 3 secondi e un quarto, se ci mettiamo d'accordo, potrebbero andar bene… no, perche’ dopo che mi sono  guardata allo specchio non ti darei torto se invece tu volessi fuggire in Kamchatka)

MANGO Chissa’ se nevica(Potrebbe accadere. Nel remoto caso che tu producessi una canzone decente)

PAOLO MENEGUZZI Musica (Ecco, anche qui… va bene tutto, ma piano con gli accostamenti: il sistema non riconosce le parole MUSICA e MENEGUZZI insieme!!)


VELVET Tutto da rifare
- 
(………….)

ZERO ASSOLUTO
Appena prima di partire(…Per dove, una scuola di canto?)




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12 dicembre 2006

MAESTRA, NON SONO STATA IO!!!

A breve distanza dal mio esordio lavorativo in una prestigiosa trasmissione che si occupa di Opera Lirica, un tenore di fama mondiale (Roberto Alagna - mattatore, peraltro, della puntata alla quale ho finito di lavorare oggi) si rende protagonista di un clamoroso fatto di cronaca senza precedenti, abbandonando il palco del Teatro alla Scala di Milano durante la rappresentazione dell'AIDA (qui i fatti).

Il giorno dopo annuncia la sua partecipazione al prossimo Festival di Sanremo.

NON GUARDATE ME.




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26 novembre 2006

I PROGRESSI DELLA SCIENZA

Ho sentito alla radio che Simone Cristicchi avrebbe prestato per un certo periodo servizio nei manicomi......... ma cos'era, un tentativo di CURA OMEOPATICA??




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8 novembre 2006

NUTRISSE DI GARNIER

Che non sembri, per carita’, che in questo Blog si da’ addosso alla pubblicita’. Io AMO la pubblicita’. Ma e’ proprio per questo che non posso fare a meno di menzionare alcuni MONOLITI della comicita’. Perle che andrebbero religiosamente conservate in una teca, accanto a tutto cio' che e' esistito da Toto' in giu'.
Uno di questi capisaldi era scomparso, ma in questi giorni l’ho visto riproporsi nel suo fulgore e cosi’ eccomi qui ad entrare nel merito.

INTERNO GIORNO. Nel suo attico ai Parioli, la bella e (salvo rare eccezioni) brava Sabrina Ferilli risponde al telefono.

- “Mamma!”

- “Che fai, tesoro, ti stai riposando?” (in effetti Sabrina, di candido vestita e mollemente sdraiata sul sofà, presenta evidenti segni di affaticamento).

 Da qui in poi, ha inizio l’aberrazione.

Per un motivo a noi ignoto, la figliola comincia improvvisamente ad interloquire con la madre come Tarzan con Jane. Sillabando con una lentezza imbarazzante.

“S-I’…………….….M-I…………………..S-O-N-O…………………...F-A-T-T-A……………..……I-L…………………..…C-O-L-O-R-E…………..”

 

Allora: a prescindere dal fatto che l’ultima volta che ho provato IO a farmi i riflessi in casa ho consumato piu’ energie che in una seduta di fit-boxe e quindi l’associazione logica col RIPOSO mi rimane vagamente oscura. A prescindere da questo, dicevo, l’interrogativo principale cade sul motivo di questa bizzarra parlata.

a)  La tintura conteneva un potente sedativo che, assorbito tramite la cute, ha prodotto su Sabrina un pesante effetto catatonia.

b)  Mamma Ferilli e’ tristemente dura d’orecchio e/o affetta da encefalopatia spongiforme.

c)  La frase pronunciata e’, in realta’, in codice. Il rapporto fra la bella attrice ed il telefono, si sa, non vive il suo momento migliore.

d)  A Fiano Romano si parla un’altra lingua. La premurosa figliola, dunque, si sta preoccupando di rendere intelligibile il messaggio alla madre forestiera.

In ogni caso, recepita JANE la prima parte della comunicazione, il dialogo prosegue.

Col tono grave di chi si interroga sulle possibili soluzioni del conflitto mediorientale la Mamma esprime una certa preoccupazione per la salute del crine della figlia (“ma non ti si rovinano i capelli?”), e con cio’ le fornisce un assist FULMINANTE per quella che e’ la vera e propria apoteosi di questo spot.

Risposta di Sabrina: (risatina complice)…     “Ma no mamma: Nutrìss vuol dire NUTRIRE!!!!!!!!!”

Ora: non mi fate tutti i professorini, che vi vedo li’ col dito alzato a chiedervi IN QUALE CACCHIO DI LINGUA. Ci siete mai stati a Fiano? ….E allora?!!




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